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Con la forza di questo Amore e la voce di questa Chiamata noi non cesseremo l'esplorazione e la fine di tutto il nostro esplorare sarà giungere là onde partimmo e conoscere il luogo per la prima volta.

Andrea Büttner

Il 23 marzo 2010 presso la Whitechapel Gallery di Londra è stata proclamata la vincitrice della terza edizione (2009-2011) del Max Mara Art Prize for Women in collaboration with the Whitechapel Gallery.
Il premio è stato assegnato a Andrea Büttner. Le altre artiste in gara erano Becky Beasley ed Elizabeth Price.

La vincitrice
Nata a Stoccarda nel 1972. Vive e lavora a Londra e Francoforte. 
Dopo gli studi in Storia e Filosofia alla Humboldt University di Berlino, ottiene il PhD al Royal College di Londra nel 2009. Ha già ottenuto numerosi riconoscimenti: Maria-Sibylla-Merian Prize e Kunststiftung Baden-Württemberg Grant (2009), Cusanuswerk Scholarship (2005-8), Working Grant, Tyler Graphics (2006).

L’artista lavora con svariati materiali (come intagli su legno o fiori pressati) ed è particolarmente interessata a temi in cui si intrecciano, sovrapponendosi, arte e religione.

Ha trascorso due anni insieme a un gruppo di Carmelitane in un convento di West London, realizzando schizzi a matita delle suore in preghiera.
Büttner aveva consegnato a una consorella una telecamera, chiedendole di documentare la creazione delle loro piccole offerte realizzate a mano, dai cestini fatti all’uncinetto alle icone religiose.

Il video realizzato, Little Works (2007), presenta l’immagine nostalgica di un processo creativo rimasto intatto nell’era del secolarismo.

 

Il lavoro di Büttner investiga anche i potenziali dilemmi con cui si confronta l’artista nello spazio pieno di aspettative della galleria.

Nel suo film in 16mm intitolato I feel shame / we feel shame / I feel shame (2008), realizzato con tre proiezioni simultanee, l’artista attira l’attenzione sulla posizione simbolica della galleria e sulle pressioni sull’artista che questa comporta.

L'opera

Il progetto The Poverty of Riches esplora la dimensione tra religione, arte e condizione dell’artista nel mondo.
L’artista si confronta con il Cattolicesimo con una modalità complessa e stratificata di riflessione sull’arte.

Le opere realizzate sono ispirate ad alcune comunità religiose italiane con cui l'artista ha vissuto per qualche tempo, agli affreschi di Giotto e ad alcune opere appartenenti alla Collezione Maramotti. Nella sua mostra lo spazio espositivo è trasformato in uno spazio di contemplazione, in cui sono esposti lavori che rappresentano elementi dell'iconografia religiosa, realizzati con la tecnica tradizionale della xilografia.

Accanto a questi soggetti tradizionali compaiono tessuti quotidiani appartenenti a divise delle guardie dei parchi, dei poliziotti e dei netturbini che vengono tesi come fossero tele creando colorati 'dipinti'. Questi lavori si inseriscono nella ricerca dell'artista sull'uso simbolico del tessuto nell'arte religiosa italiana.

 
 
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